Tratto da Giovanni Luzzi, La Chiesa Cristiana e delle varie denominazioni ecclesiastiche nel campo evangelico (1948), pp. 1-4.

La parola greca ekklesia (Chiesa), nel greco classico, designa un'adunata di cittadini, chiamati a raccolta da un araldo, per discutere gli affari concernenti la cosa pubblica. E in questo senso, si trova usata anche nel Nuovo Testamento. In Atti 19.39, la frase in un'assemblea convocata legalmente, l'originale greco dice in una CHIESA convocata legalmente. Nel Testamento antico, la Chiesa ha, per corrispondente l'assemblea di Jahveh (Dent 23.2.3), vale e dire (l'adunata del popolo eletto, del popolo del Patto, nel cospetto di Jahveh"; e nel Testamento nuovo, la Chiesa è la società di quelli che hanno udito la chiamata del Signore, ed hanno risposto col ravvedimento e con la fede. 

La Chiesa è una istituzione del tutto distinta dalla nazione giudaica e dalla sinagoga; e per quanto i Settanta, traducendo in greco l'antico Testamento, abbiano sempre chiamato "Chiesa" l'"assemblea, di Jahveh" (Num. 16.3), la Chiesa è un fatto nuovo, una cosa del tutto diversa da cotesta assemblea. Gesù stesso lo dimostra chiaramente quando non disse: "Io edificherò una Chiesa", ma: "Io edificherò la mia Chiesa" (Matt. 16.18). Difatti, dell'"assemblea di Jahveh" si faceva parte per diritto di nascita, di razza; il segno per cui si riconosceva cotesto diritto, era la circoncisione esterna, della carne; nella Chiesa di Gesù, invece, non esistono diritti di razza; la Chiesa è una istituzione eminentemente spirituale; quelli soltanto che hanno avuto da Cristo il diritto d'esser chiamati, spiritualmente parlando, "figliuoli di Dio" (Giov. 1.12), possono appartenervi; il segno per cui si riconosce cotesto diritto, è, per dirla con modo paoliano, "la circoncisione del cuore" (Rom. 2.29; Gal. 6.15). 

La parola "Chiesa" è usata, nel linguaggio biblico, in un duplice senso: in un senso ideale e in un senso concreto, storico. Nel senso ideale, la Chiesa è, nel suo complesso, la personificazione del corpo di Cristo. La Chiesa, dice San Paolo, è "il corpo di Cristo"; Cristo è il capo"; noi credenti siamo "le membra"; e tutti insieme costituiamo "il corpo di Cristo" (Ef. 1.22; 1a Cor. 12.26). La Chiesa è un corpo mistico; un insieme armonico di membra mistiche e non ha nulla che fare con l'edificio in cui questo corpo si raccoglie per adorare. La basilica, la cattedrale, il tempio, l'oratorio sono cose che interessano l'arte, ma non hanno nulla che fare con la Chiesa, la quale non è una costruzione di pietre morte, ma, come dice un altro apostolo, un edificio di pietre viventi, che formano una casa spirituale (1a Pietro 2.4-5). 

La parola "Chiesa" ha poi un senso concreto, storico, e designa le chiese cristiane locali (Rom. 16.16; Gal. 1.22): tutte le chiese nate nel campo del Giudaismo (vale a dire quello della Giudea, della Samaria, della Galilea (Gal. 1.22; Atti 9.31) e tutte quelle nate nel campo del Gentilesimo (Rom. 16.4), vale a dire quelle di Siria, di Cilicia, di Galazia, dell'Asia proconsolare, di Calcedonia, di Creta ecc.). Ogni congregazione locale compresa in un gruppo, si chiamava anch'essa "chiesa" (chiesa di Gerusalemme, chiesa di Antiochia, di Corinto, di Tessalonica, ecc.); e "chiesa" si chiamavano pure le adunanze che si formavano tra le pareti domestiche di una o l'altra famiglia cristiana (la chiesa che è in casa di Priscilla ed Aquila Rom. 16.5; 1a Cor. 16.19; la chiesa che è in casa di Ninfa Col. 4.14; la chiesa che è in casa di Filemone Fil. vers. 2). 

La Chiesa nacque il giorno della Pentecoste, e fu da Gesù voluta per conservare, fortificare negli individui la vita nuova mediante il mutuo contatto, la comunione fraterna, e per propagare cotesta vita nel mondo. Nata in seno alla religione giudaica, che invece di madre le fu matrigna crudele, perseguitata fin dagl'inizi dal Giudaesimo prima e poi dal Paganesimo, composta in massima parte di poveri e di schiavi che in Cristo avean trovato il tesoro della nuova fede e la libertà dello spirito, straziata a morte ma, seguendo l'esempio del Maestro, sempre senza reagire e sempre rimettendo nelle mani di Dio la santità della sua Causa, la Chiesa dimostrò la divinità della propria origine e della propria vita, trionfando di tutto e di tutti, e dando un nuovo indirizzo al pensiero e alla coscienza del mondo. 

O santi, gloriosi giorni, quelli de' quali tanti luoghi sacri rievocano il ricordo, narrando le pietose storie dei martirii sofferti dai primi testimoni della fede che, come Stefano, non morivano ma si "addormentavano" (Atti 7.60), avendo dinanzi agli occhi dello spirito la radiosa visione del Signore che li aspettava! O santi, gloriosi giorni, quelli nei quali la Chiesa amava di quell'amore ch'è "fiamma di Jahveh" (Cant. 8.6), e riempiva di stupore e di una brama ineffabile di lei le anime più nobili del paganesimo, stanche di chiedere al culto avito quella pace che non poteva dar loro! O santi, gloriosi giorni, quelli ne' quali la Chiesa non si preoccupava di forme, non discuteva dogmi, non fantasticava leggende, ma viveva una vita tutta "nascosta con Cristo in Dio" (Col. 3.3), ed era davvero il Corpo mistico, avente come capo Cristo, e come membra i credenti nell'armoniosa varietà de' loro doni e delle loro vocazioni! (1a Cor. 10.17; 12.12-28; Efes. 1.23; 4.4. 15-16; Col. 2.17-19). 

Il segreto della vita esuberante di questa Chiesa e di queste chiese era tutto in quello Spirito divino, al quale la grande istituzione doveva la sua nascita e la sua forza. Quanto al governo di questa chiesa, nulla di più semplice, di più elementare: due uffici e nient'altro: i presbiteri, che in Atti 20.17 e 28 si vede eran chiamati anche vescovi, e i diaconi. I presbiteri, ossia gli anziani, avevan questo nome perché quelli ai quali nelle chiese era affidato quest'ufficio eran sempre uomini d'età, maturi per esperienza e per fede; il termine vescovi accennava alla natura dell'ufficio loro, ch'era quello di badare al gregge e di vegliare (Atti 20.31). Fra i presbiteri o vescovi non esisteva gerarchia. L'ufficio del diacono (la parola significa servo) era quello di "servire alle mense", vale a dire di occuparsi direttamente della distribuzione dei soccorsi ai poveri, alle vedove, ai bisognosi (Atti 6:1-6; 1a Tim. 3.8-13).

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